Ragazzi difficili prospettive vincenti

Categoria: Blog
Pubblicato Lunedì, 06 Gennaio 2014 07:23
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La totalità dei proventi del mio libro Management e rugby. Strategie vincenti, edito da “Il Sole 24 ore”, e di quello che sto preparando (e per il quale sto raccogliendo le interviste a vari “campioni nello sport e nella vita”), nonché i proventi derivanti dai corsi di formazione che ho occasione di tenere e da tutte le altre attività collaterali alla mia professione, saranno destinati al progetto “Ragazzi difficili, prospettive vincenti”, che curo in collaborazione con l’associazione sportiva Tarvisium Rugby, alcuni istituti scolastici e i servizi sociali della provincia di Treviso per sostenere ragazzi con difficoltà.
Nella pratica offriamo a questi ragazzi e alle loro famiglie la possibilità di frequentare un dopo-scuola dove possono essere assistiti e seguiti da studenti universitari che, in cambio di una minima retribuzione, si prestano a fare ripetizioni. Del progetto fanno parte anche alcune persone che, magari per mancanza di lavoro, si prestano a guidare i due pulmini che utilizziamo per andare a prendere i ragazzi a scuola o a casa e portarli al campo della Tarvisium. E’ nostra cura anche fornire gratuitamente a questi ragazzi le tute della società e, quando è necessario, pagare la retta annuale (150 euro). Siamo anche in grado di assegnare due accompagnatori, scelti in collaborazione con i servizi sociali, ai casi più gravi.
 

PROGETTO "RAGAZZI DIFFICILI, PROSPETTIVE VINCENTI"
Ce ne parla Walter Pozzebon

(Dal sito dell'AIR - Associazione Italiana Rugbysti)

(AIR) - D: Walter, parlaci del progetto "Ragazzi difficili - Prospettive vincenti" cui stai lavorando presso il carcere minorile di Santa Bona, quartiere alla periferia di Treviso dove la struttura fu realizzata intorno gli anni quaranta. 
R: Si tratta di una iniziativa che rientra in un programma di più ampio raggio volto a dare ai ragazzi che vivono in situazioni di disagio una via di riscatto e affermazione attraverso lo sport del rugby. 
Questo percorso è partito lo scorso dicembre e vede coinvolti i servizi sociali della provincia di Treviso ed il mondo del rugby, in particolare della Ruggers Tarvisium.

 



D: Come si articola il programma e quale obiettivo vuole raggiungere.
R: Si articola in una serie di incontri con i ragazzi detenuti - che hanno modo di conoscere questo sport sia con vere e proprie sedute di allenamento in campo, sia con lezioni in aula - e che ha l'obiettivo di utilizzare il rugby, con il suo bagaglio di valori e di codici comportamentali, come strumento educativo e riabilitativo.
Inoltre, alternando esercizi specifici del rugby a giochi di squadra oppure a momenti di discussione in aula, stiamo cercando di dare nuovi stimoli motori ed emotivi, incoraggiando nuovi approcci nei rapporti interpersonali.

D: Chi è l’ideatore del progetto e come sei entrato a farne parte.
R: La figura perno di questo progetto è Massimiliano Ruggiero, ex giocatore di rugby (vinse il FIRA con l'Italia nel 1985) e oggi manager affermato e autore del libro "Management e Rugby: strategie vincenti".
Massimiliano ha creato un team di figure provenienti esclusivamente dal mondo del rugby, affiancando allenatori della Ruggers Tarvisium con una certa esperienza come Piero Bovo e Andrea Vivian e alcuni ex giocatori della nazionale italiana come Luca Pavin, Enrico Ravanello, e me. Insomma, si è formato un giusto mix tra competenze di gestione di un gruppo ed esperienze di rugby giocato ad alto livello da condividere e raccontare ai ragazzi.

D: Quale riscontro ha avuto questa iniziativa nei ragazzi ospiti del carcere?
R: Come detto, il progetto è partito lo scorso dicembre con un obiettivo di breve durata ma data la risposta entusiasta dei servizi sociali e soprattutto degli stessi ragazzi con cui lavoriamo, si è deciso di estenderne ulteriormente la durata in linea, ovviamente, con le indicazioni delle autorità carcerarie.

D: E tu, invece, come stai vivendo questa esperienza? 
R: Un'esperienza di questo tipo tra le mura di un carcere è sicuramente formativa anche per noi "addetti ai lavori". Ogni ragazzo, sebbene di nazionalità o estrazione differenti, porta con se una ferita o un dramma che vuole chiaramente riscattare. La difficoltà maggiore per noi si traduce spesso nel trovare un terreno comune (quindi "comunicare") sul quale basare l'interazione. Ma il rugby, che ha nel proprio DNA valori e linguaggi universali, ci facilita notevolmente il compito.