Intervento al convegno Nuove alleanze educative. La prospettiva dell'analisi transazionale" - Università degli Studi Roma Tre, 25 ottobre 2013

Categoria: Scienze della formazione
Pubblicato Giovedì, 09 Gennaio 2014 06:45
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Ho avuto il piacere di essere fra i relatori del convegno "Nuove alleanze educative. La prospettiva dell'Analisi Transazionale", organizzato dalle cattedre di Pedagogia Speciale, di Pedagogia Sperimentale e di Didattica Generale dell'Università degli Studi di Roma Tre, in collaborazione con alcuni membri dell'l'ITAA (International Transactional Analysis Association) e dell'EATA (European Association of Transactional Analysis). Da formatore e, soprattutto, da ex giocatore e allenatore di rugby, ho cercato di affrontare il tema delle implicazioni educative dell’analisi transazionale attraverso un video (visionabile qui) e in questa sede vorrei riproporre e condividere con voi le considerazioni svolte in occasione del convegno. Inviterei pertanto i lettori a visionare preliminarmente il video e, dopo la visione, a riprendere la lettura di questo articolo. Fatto? Bene, vediamo ora di ricavarne alcune indicazioni di carattere educativo testando sul campo (è il caso di dirlo…) una delle principali categorie dell’AT: gli Stati dell’Io.

Nei primi minuti del video avrete visto un nugolo di bambini – di 7 o 8 anni di età - che rincorre la palla ovale senza regole precise e se la contende con una serie di mischie improvvisate, più simili a zuffe. I bambini sprigionano energia, corrono a piedi nudi, esprimono la loro emotività senza preoccupazioni, si rapportano l’un l’altro con spontaneità, senza mediazioni. La loro condotta costituisce una metafora efficace dello Stato del Bambino Libero.

Concentrate ora la vostra attenzione su due piccoli giocatori: uno di colore,  con un caschetto blu, e un altro, biondino, che ripetutamente cerca di placcarlo, spesso senza riuscirvi. In un ennesimo corpo a corpo fra i due, il bambino biondo riesce finalmente a strappare la palla all’altro e corre via. La sua fuga, però, dura poco: viene circondato dai suoi avversari e uno di loro gli strappa il pallone e va in meta. Subito dopo la partita finisce; il bambino biondo esce dal campo visibilmente affranto e prossimo a esplodere in una crisi di pianto.

Sul terreno di gioco avrete anche notato la presenza di due adulti, gli allenatori delle due squadre, che monitorano con attenzione le varie fasi, intervenendo però il meno possibile. Uno dei due, l’allenatore del biondino, si accorge della crisi del piccolo, lo richiama a sé, lo mette in braccio, lo conforta e gli parla con dolcezza. Lo accoglie e lo sostiene, prerogative del Genitore Affettivo. Appena il bambino si è rassicurato, però, osserviamo che l’allenatore prende a parlargli fittamente e, anche se nel video non è possibile decifrare le parole che vengono dette, intuiamo che sta dandogli delle indicazioni, dei suggerimenti, delle strategie. Essendo chi scrive il padre di quel bambino, posso anche svelarvi qualcosa di più riguardo quella conversazione. L’allenatore, in effetti, assunte ora le metaforiche sembianze del Genitore Normativo positivo, spiega al bambino che nel gioco ci sono delle regole comportamentali da osservare, la prima delle quali è quella di non affrontare l’avversario senza avere in mente una strategia. In campo, inoltre, si possono incontrare avversari aggressivi e occorre adottare delle precauzioni per evitare episodi spiacevoli; la regola più importante è assicurarsi che ci sia sempre il sostegno dei compagni durante il corso dell’azione. Infine l’allenatore esorta il bambino a rimanere concentrato, a non farsi intimorire da chi è più prestante di lui e a valorizzare le qualità di cui è in possesso, velocità e agilità in primo luogo.

Nel suo intervento, l’allenatore ha saputo coniugare regole e direttive adeguate alle circostanze (dimensione normativa) con un atteggiamento accogliente e autorevole (dimensione affettiva), avendo come obiettivo quello di educare e contenere il bambino senza intaccare la sua autostima. Con la figura dell’allenatore, insomma, abbiamo visto all’opera lo Stato dell’Io Adulto: egli osserva, raccoglie elementi e indizi, li valuta e adotta il comportamento più indicato per una determinata situazione; decide, in altri termini, l’atteggiamento da tenere in base al contesto e utilizza lo Stato dell’Io più idoneo.

Nel video si colgono agevolmente gli effetti dell’intervento dell’allenatore sul bambino, il cui viso progressivamente si rasserena, dopo aver recuperato l’autostima e, una volta rientrato in campo, si mostra nuovamente determinato e sicuro di sé. Se dovessimo valutare il comportamento del bambino secondo gli Stati dell’Io, concluderemmo che si è dimostrato sicuramente un Bambino Adattato positivo, capace di interiorizzare le regole e di manifestare una serie di risposte comportamentali congruenti. Ma si è dimostrato anche un bambino autoefficace – secondo la nota definizione di Bandura – consapevole circa le “proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie a produrre determinati risultati”. Sul campo, insomma, si è realizzata un’alleanza educativa fra soggetti in carne e ossa - l’allenatore, il bambino e i suoi genitori (che hanno continuato a sostenerlo da bordo campo ma hanno delegato la loro funzione genitoriale all’allenatore, il più idoneo a esercitarla in quel contesto) – che può essere letta attraverso la manifestazione di vari Stati dell’Io che si sono felicemente integrati e hanno determinato il ribaltamento di un contesto e di uno stato psicologico momentaneamente compromesso.

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